I vantaggi di essere un dipendente

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Un termine che non mi è mai piaciuto è quello di “dipendente”, perché non ha più senso.

La parola ha un’accezione negativa, quasi fosse un’onta rispetto al lavoratore autonomo e “indipendente”. Secondo me non è così, e anche lavorare da dipendente può portare a una carriera straordinaria e ben pagata.

Ho sentito spesso, nell’ambito dello sviluppo personale, persone dire che la vera libertà si raggiunge solo con un lavoro autonomo, ad essere “il capo di sé stessi”. Questa è una visione miope della realtà: ci sono molti lavori da dipendente a stipendio elevato, soddisfacenti sotto il profilo professionale, motivanti e che lasciano libertà personale.

Certo anche essere un autonomo ha i suoi vantaggi (altrimenti non avrei scelto questo percorso), ma in questo articolo voglio ridare dignità alla figura del dipendente, del lavoratore assunto, e spiegare perché per molte persone è la scelta di carriera migliore.

1 – Stipendio sicuro

Non tutti sono emozionati dal sapere che la prossime mensilità potrebbe essere il triplo della precedente, perché significa anche che potrebbe essere zero.

C’è chi preferisce l’avventura, e chi la stabilità. Se vuoi eliminare l’incertezza dalla vita, fare un mutuo certo o calcolare esattamente cosa puoi permetterti e cosa no, lascia stare l’imprenditoria e fatti invece assumere da qualcuno.

Da dipendente, lo stipendio è sempre bene o male quello. Le variazioni sono minime, e puoi sapere con un certo grado di precisione cosa guadagnerai fra un mese, sei mesi o un anno.

Questo ti permette di avere una certezza in più nella vita: vista l’imprevedibilità del mondo, è un vantaggio bene accetto. Certo questo significa che non potrai nemmeno ricevere iniezioni improvvise di denaro, ma se non ne senti il bisogno, perché rischiare?

2 – Orari di lavoro precisi

Si dice che uno dei vantaggi di essere autonomo è che puoi prenderti una vacanza quando vuoi. Vero, ma pensa anche al rovescio della medaglia: non sei mai veramente in vacanza.

Sai che c’è qualcosa da fare ogni giorno, e anche quando stacchi, rimane il ronzio in testa di quello che potresti fare alla scrivania. Nei periodi più pieni, puoi lavorare fino a notte fonda (già successo).

Quando sei un dipendente, una volta timbrato il cartellino sei a posto. Potresti avere delle scadenze, ma non sono così pressanti e di certo non hai la pressione continua di dover fare qualcosa. Se sei bravo a tenerti a pari con i compiti che ti vengono assegnati, quando vai in vacanza non pensi veramente a niente. Il fine settimana, ti dimentichi del lavoro.

La pace mentale che dà il sapere di non dover toccare il lavoro per due giorni a settimana, senza che nessuno possa dirti niente o tagliarti lo stipendio per questo, è un bel vantaggio che bilancia l’impossibilità di prendersi una vacanza quando si vuole.

Io prima di andare in vacanza, anche solo per pochi giorni, mi assicuro di avere una connessione internet in modo da poter intervenire se c’è qualche emergenza, e comunque controllare almeno una volta al giorno che tutto vada bene in azienda.

Anche qui, la domanda che devi farti è: preferisco stabilità e due giorni di riposo a settimana senza pensieri, o la possibilità di prendermi una vacanza quando voglio, pur sapendo che non sarò mai realmente in vacanza?

Un altro vantaggio degli orari da dipendente: se non hai nessun capo che ti controlla perché sei autonomo, la tentazione per alcuni è di battere la fiacca.

Perché dovrei lavorare, tanto posso farlo domani”

Non hai idea di quante aziende falliscano perché il proprietario è uno sfaticato. Tutti possono cascarci.

3 – Obiettivi ben definiti

Quanta autodisciplina hai? Se la risposta non è “un sacco”, allora forse la strada dell’autonomo non fa per te.

Quando sei dipendente, ti viene detto esattamente cosa fare. Male che vada hai un obiettivo che ti viene chiesto di raggiungere entro tot tempo, e ti vengono forniti gli strumenti per farlo. Ciò che ti viene richiesto è sempre entro le tue possibilità.

Ciò non è così scontato per il lavoro da autonomo. Sta a te stabilire i tuoi obiettivi, e capire se e come raggiungerli. A volte ti accorgi che è impossibile, a volte ti accorgi di aver fatto uno sbaglio. E perseguire un obiettivo sbagliato potrebbe costare molto, migliaia, decine di migliaia di euro.

Perché la responsabilità degli errori è solo tua, se non hai nessuno sopra di te. Se invece sei dipendente, se ti viene assegnato un obiettivo sbagliato la colpa non è tua, ma del tuo responsabile.

Quindi puoi dire addio a tutta la parte di pianificazione strategica. Che sì, a suo modo è affascinante e stimolante, ma anche stressante vista la posta in gioco.

4 – Contributi pagati

E qui veniamo al punto dolente. In Italia, lo stato/mafia fa pagare delle tasse fuori di testa ad autonomi e imprenditori. Per sopravvivere un autonomo medio deve lavorare come un mulo per pagare le tasse, e vedersi in tasca solo una minima parte dell’utile della propria azienda.

Vuoi sapere uno sporco segreto? Molti licenziamenti e disoccupazioni, in Italia, sono dovuti al fatto che le piccole e medie aziende non hanno più soldi per pagare gli stipendi, quindi sono costretti a licenziare e prendersi carico del lavoro addizionale.

E vogliamo parlare della burocrazia? All’agenzia delle entrate, è facile perdere mezza giornata senza concludere niente vista l’incompetenza dell’operatore medio.

Per questo sempre più imprenditori e autonomi, quando possono, scappano dall’Italia e si trasferiscono all’estero, dove la pressione fiscale è a livelli più accettabili.

Da dipendente non devi pensare a nulla di tutto questo: ti prendi i tuoi soldi, le tasse vengono pagate già a monte, e tu ne puoi disporre nel modo che preferisci. Nulla di più semplice.

Già solo questo è un vantaggio sufficiente per rendere molto più allettante il lavoro da dipendente, in Italia.

5 – Ammortizzatori sociali

Qualche mese fa, un mio amico è stato licenziato. Fra liquidazione e mobilità, si intascherà la bellezza di 18 mensilità o giù di lì senza lavorare.

Non voglio stare qui a indagare se sia giusto è sbagliato, ma solo far notare che questo genere di garanzia non esiste per l’autonomo. È bilanciato da altri pregi, ma non dimentichiamo i vantaggi di cui godono esclusivamente i dipendenti.

Una volta che ottieni un lavoro con qualche tipo di garanzia (e se segui i consigli del mio blog e dei miei manuali, è solo una questione di – poco – tempo), godi anche degli ammortizzatori sociali che ti danno un paracadute nel caso le cose vadano male e dovessi essere licenziato.

Ancora una volta, questo aumenta la sicurezza di cui godi e la possibilità di fare piani a lungo termine per il tuo futuro. Dopo aver accumulato anche solo pochi anni di anzianità, se vieni licenziato hai tutto il tempo di cercarti un altro lavoro con calma senza essere con l’acqua alla gola per la mancanza di liquidità.

6 – Il mondo avrà sempre bisogno di dipendenti

Chi difende a spada tratta il lavoro autonomo dice che ormai il mondo è fatto sempre più da autonomi e sempre meno da dipendenti. È vero che la percentuale di lavoratori autonomi sta aumentando, in controtendenza rispetto a mezzo secolo fa, ma i dipendenti non devono allarmarsi: ce ne sarà sempre bisogno.

Qualsiasi autonomo o imprenditore che ha successo, avrà bisogno di collaboratori per fare tutto il lavoro. Ed è qui che entrano in gioco i dipendenti. Non importa quanto cambierà l’economia, il numero di dipendenti sarà sempre di diverse misure maggiore rispetto a quello degli autonomi.

E questo solo restando nel settore privato: se andiamo a vedere i dipendenti pubblici, ecco che spuntano molti altri dipendenti statali che vanno a ingrossare le file della categoria.

Quello che è vero è che certe categorie lavorative smetteranno di esistere, spesso perché rese superflue dall’evoluzione tecnologica. Ma nell’economia di mercato nella quale viviamo, per ogni lavoro che smette di esistere uno nuovo prende il suo posto.

Il tuo unico lavoro è restare sulla cresta dell’onda, restare al passo coi tempi per non diventare obsoleto. Questa è una responsabilità comune a dipendenti e autonomi.

7 – Non bisogna conoscere l’economia

Se vuoi essere un autonomo, devi sempre avere due specializzazioni: il tuo settore lavorativo, e l’economia.

Per quanto sia possibile azzeccare una previsione e avere successo da imprenditore con la sola fortuna, non è una situazione destinata a durare: per continuare a sopravvivere come autonomo, devi conoscere l’economia e il marketing. Non ci scappi.

Quando sei dipendente, devi saper fare una sola cosa: la tua specializzazione. Qualcun altro, il tuo responsabile, si prenderà cura del resto. Ma in quanto autonomo, sei costretto a prenderti cura di tutta la burocrazia, del marketing, di tutta l’economia che sta dietro a un’azienda. Questo oltre al tuo lavoro normale.

Certo, puoi assumere qualcuno che faccia tutto questo al posto tuo, ma significa:

  1. Assumere uno o più dipendenti, validando il punto 6.

  2. Spendere un sacco di soldi, perché gli esperti di marketing per definizione non si fanno pagare poco.

Conclusione

La mia idea è che i lavori da autonomo/imprenditore e da dipendente abbiano pari dignità.

Non ne esiste uno migliore dell’altro, perché ognuno ha pregi e difetti. Ogni persona deve decidere quale si confà più alle sue caratteristiche, e agire di conseguenza. Io al momento sono un autonomo, ma sono consapevole che non è la strada adatta a tutti.

Dopo aver letto questo articolo, spero che anche tu sia in grado di decidere se è meglio essere autonomo o dipendente, in base alle tue preferenze personali.

P.S. Se sei interessato ad acquistare Obiettivo Lavoro, sappi che da questa mezzanotte inizia la promozione di 48 per festeggiare il mio trasferimento in Spagna: quindi ti consigli di aspettare qualche ora. 😉

Comments

  1. stefano says:

    L’ossessione che i siti di crescita personale hanno per la libertà finanziaria è qualcosa di ossessionante in certi casi,mi è capitato di sentirmi “sbagliato” per il fatto che non mi dispiace essere dipendente! Hai reso giustizia! 😉 Poi alla fine ciò che conta è che quello che fai ti piaccia a sufficienza no? Vedo certi impiegati che sembrano aver perso lo spirito vitale… 😛

    • Stefano says:

      Come dici tu. L’errore è credere che tutti pensino allo stesso modo: se io preferisco il lavoro autonomo, non è detto che sia la strada giusta anche per te. 😉

  2. Pierluigi says:

    caro Stefano, i siti e/o i libri di crescita personale ben fatti, e ce ne sono tanti, si basano tutti su un assunto fondamentale: l’individuo è felice quando dà il meglio, ancor di più se lo fa per /insieme ad altri. Chi conosce a fondo i suoi talenti e li sviluppa tutti, mettendoli al servizio della collettività, guadagna in salute, socializzazione (e quindi amore, sesso etc) e denaro. Quindi tutti si concentrano su tecniche che spingono a dare il meglio, vedendo le difficoltà come sfide, opportunità etc… e gli avversari come risorse.

    Poi però la maggior parte delle cose che online sono spacciate come “crescita personale” vengono scritte da gente che non ha la minima conoscenza di ciò su cui scrive, e spera di fare visualizzazioni e vendere prodotti esclusivamente sparando titoloni. Questi giocano tutto sull’assunto “solo i Vincenti sono ricchi, potentie felici, i Perdenti possono solo essere sottomessi oppure essere spazzati via”. Ecco che quindi spingono i propri lettori verso l’autoimprenditorialità spinta, esaltando valori come audacia, intraprendenza, sfida, etc. Chi rischia, si butta, “osa”, è un vincente, uno con le palle. Chi si accontenta di un lavoro dipendente è uno che deliberatamente appalta la sua felicità a qualcun altro. Come è facilmente immaginabile, spesso l’eccessivo coraggio sconfina nell’avventatezza, e chi segue questa impostazione, inseguendo la chimera del business milionario a tutti i costi e subito, spesso fa investimenti sbagliati “bruciando” il poco capitale che aveva, oppure contrae debiti che poi non riesce a sfruttare.

    Su un blog che non cito, ma che se Stefano vorrà gli indicherò via mail, viene elencata in 3 post successivi la biografia dei 3 uomini più ricchi della Terra.
    Il quarto post dice testualmente: “Ho indicato la lista dei 3 uomini più ricchi della Terra: perchè tu non ci sei? Non annoiarmi con scuse come l’eccezionalità, l’ambiente, la fortuna di questi 3, i soldi da investire che non hai etc. Anche loro sono nati poveri e ce l’hanno fatta, tu no. Quindi la responsabilità del fatto che tu non sei in questa lista èesclusivamente tua!”.

    Con un commento pubblico ho chiesto all’autore del Blog: “ma allora tu quale sei dei 3? Non sapevo che Carlos Slim Helù. Warren Buffet o Bill Gates tenesse un blog in italiano!!”

    La tecnica è chiara: presentare un caso di successo eccezionale, fare il confronto fra questo e la situazione del lettore, debiti, disoccupazione etc., fare leva sul suo senso di colpa per spingerlo a cogliere l'”opportunità irrinunciabile” che i Banner pubblicitari propongono; in quel caso si trattava delle famigerate Opzioni Binarie.

    Per concludere, riassumerei cosi: non c’è alcuna differenza fra un lavoro autonomo e uno da dipendente, il lavoro non è altro che una qualsiasi attività perfettamente legale che, in cambio della produzione di un bene o un servizio che io vendo – o vende la mia anzienda, il che è equivalente – mi consente, pagando tutte le tasse, di procurarmi in denaro con cui perseguo gli altri obiettivi della mia vita. Quindi io, personalmente, consiglio a me stesso e agli altri di scegliere semplicemente l’opzione che, a parità di rischio, garantisce più denaro oppure, a parità di denaro, garantisce meno rischio.

    Per quanto riguarda invece QUALE lavoro fare, la scelta va fatta prima di preoccuparsi se essere imprenditore o dipendente, e io personalmente procedo cosi: fatto il bilancio di tutto quello che so fare, di quello che mi piacerebbe saper fare, che sono disposto a imparare, quale tra i lavori richiesti sul mercato richiede tutte queste cose, o almeno la maggior parte di esse?

    Alla fine come dice Stefano, quella su sè stessi è l’unica scommessa vincente. Un ECCELLENTE professionista, unico in quello che fa, riuscirà a ricollocarsi anche a 60 anni, dipendente o autonomo, indipendentemente dal fallimento dell’azienda per cui ha lavorato 40 anni. Che poi questa fosse sua o di altri, non ha la minima importanza. Invece uno che lavoricchia ma non sa fare nulla in modo ECCELLENTE, a 18 anni sarà gia troppo vecchio (rispetto alle agevolazioni per chi assume ragazzini) e a 65 comunque troppo giovane (per la pensione).

    • Stefano says:

      Mazza Pierluigi, avevi voglia di scrivere? 😀 Guarda ho visto anche molti blogger maggiori spingere l’imprenditorialità, e autori molto bravi che rispetto.

      Secondo me l’influenza è molto americana: in USA è oggettivamente vero che spesso fare l’autonomo è meglio di essere dipendente (anche se ci sono eccezioni), per via di un tipo di economia diversa. Ma in Europa e soprattutto in Italia, questo non è vero.

  3. Ho letto con interesse il tuo articolo, ma credo tu non abbia mai lavorato in un’azienda come dipendente. Gli orari fissi non sono così fissi, dipende dal lavoro che svolgi, spesso devi fare straordinari ( che non sempre sono pagati), le ferie non sempre le fai quando vuoi tu, ma esistono dei piani ferie che vanno concordati. Oggi purtroppo, non si ha nemmeno più la certezza del contratto a tempo indeterminato, basta un calo di lavoro o una ristrutturazione aziendale che puoi essere messo in mobilità dopo poco. La mobilità ti paga molto poco, è vero che nel frattempo puoi cercare altre soluzioni, ma prendi circa 800 euro al mese.
    Un lavoratore dipendente ha sicuramente qualche pensiero in meno, rispetto a chi si è messo in proprio, ma chi svolge il proprio lavoro con coscienza ha dei livelli di stress comunque alti.
    Te lo dice uno che è stato dipendente per 25 anni e da due si è messo in proprio, per i motivi che ti dicevo prima.
    Un saluto
    Paolo

    • Stefano says:

      Ciao Paolo, ho lavorato per anni sia da dipendente che autonomo. Ovvio che non ho potuto mettere ogni caso specifico esistente per lavori dipendenti (altrimenti mi servirebbe un’enciclopedia, altro che articolo), ho fatto un riassunto di quello che in genere ci si può aspettare dai due ambienti di lavoro. Gli orari, ad esempio, per il lavoro dipendente sono sottoposti a degli stringenti vincoli legali, quindi l’azienda può modificarli entro un certo limite. Per il lavoratore autonomo questi vincoli non esistono.

  4. alessandro says:

    Io sono un lavoratore autonomo e ti dico che mi sento più dipendente di un lavoratore dipendente. Sei io non apro o apro in ritarno il chiosco dei fiori, la gente si lamenta.

    • Stefano says:

      Ciao Ale. Alcuni dicono che “l’autonomo è il dipendente dei suoi clienti”, io non sono per niente d’accordo. 😉

  5. Lo stato ti invoglia a cercare sempre un lavoro da dipendente. Così può ciucciarti come un ghiacciolo al limone.

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