3 parole vietate in un curriculum

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Quando molte persone scrivono il loro curriculum, la domanda principale che si fanno è: cosa ci scrivo?

Ma una domanda forse ancora più importante, che però viene spesso ignorata, è: cosa NON ci scrivo?

Mancare questa importante domanda significa spedire un curriculum pieno di elementi inutili o addirittura dannosi, che fanno rabbrividire ogni datore. Soprattutto quando un reclutatore ha visto 50-100 curriculum (abbastanza comune al giorno d’oggi), comincia a infastidirsi non poco quando legge certe cose. Arriva al punto che, appena legge una di queste cinque parole vietate, prende e butta il curriculum nel cestino.

Seguendo il principio che “un curriculum è perfetto non quando non c’è altro da aggiungere ma quando non c’è altro da togliere”, ecco 3 parole che dovresti evitare come la peste nel tuo curriculum.

1 – Curriculum

Non ci vuole una laurea per distinguere un curriculum da un documento qualsiasi, quindi questa informazione è ridondante (ossia inutile).

In molti modelli (come quello europeo) campeggia in alto la scritta “Curriculum Vitae” che è più grande di tutto il resto. Ora, questo ha diversi effetti negativi:

  • Ogni spazio sul CV è prezioso, e non dovresti mai sprecarlo per dire cose inutili.
  • Ti rende uguale a tutti gli altri.

Il secondo punto ha bisogno di qualche parola in più.

Una delle tue maggiori priorità quando scrivi un curriculum, è di differenziarti. Se sei uguale a tutti gli altri, non verrai mai notato. Negli Stati Uniti, dove la competizione è ancora maggiore che da noi, ormai molti headhunter consigliano ai loro clienti di non usare mai un curriculum tradizionale in carta (ne parlerò in un prossimo articolo).

Qui in Italia non siamo ancora arrivati a questo punto, ma un tocco di differenziazione non farà che bene alle tue possibilità essere richiamato.

Il primo passo è scrivere il tuo nome in maiuscolo, grassetto, centrato, bello grosso in testa al curriculum. Non serve spiegare l’ovvio, il datore non è scemo (spesso).

2 – Dinamico

Questa è la preferita dei giovani, che si definiscono “dinamici”, ma ce ne sono anche altre quali:

  • Teamwork
  • Lavorare in gruppo
  • Motivato (un altro classico)

E tanti altri.

Il datore traduce automaticamente tutte queste parole con: “non ho idea di cose scrivere e sto riempiendo questo spazio di stupidate.”

Fai questo semplice esercizio: raccogli i curriculum di amici ed ex colleghi, e confrontali. Segnati le parole che ricorrono su tutti i modelli, ed evitale.

Al loro posto, usa delle formule uniche, personali e specifiche. Devi distinguerti come persona, non essere uno dei tanti: è l’unico modo per sperare che il datore si ricordi di te. Ti ho già parlato della differenziazione sopra, questo è un altro modo per sottolineare come tu sia unico: non scrivere frasi fatte e generiche, quelle che usano tutti.

Se tutti fanno qualcosa, non significa che sia la scelta migliore. Anzi spesso, quando si parla di compilare un curriculum, quello che fa la maggioranza delle persone è sbagliato.

Essere unico nel tuo modello è più difficile che scrivere le solite cose, lo so. Ma è qui che si vede la differenza fra un candidato motivato (che verrà notato dal datore) e uno svogliato (che verrà sempre ignorato). Il tuo primo curriculum sarà con tutta probabilità una schifezza, è normale. Continua a riscriverlo: al quinto tentativo (ripartendo da zero ogni volta), avrai qualcosa di decente. A quel punto, puoi limare ogni frase.

Compilare un curriculum originale può prendere dei giorni interi di lavoro, ma ne vale la pena: è il tuo biglietto da visita.

3 – Hotmail

O Libero, o Alice.

Io sono un informatico, quindi non posso non notare l’indirizzo email di chi mi inoltra il suo curriculum. Anzi, è una delle prime cose che guardo per valutare se chi mi scrive ha speso almeno 30 secondi per presentarsi in maniera professionale.

Va da sé che il tuo indirizzo email debba includere il tuo nome e cognome in maniera più professionale possibile, non nickname. Mi pareva una cosa scontata, ma ho visto così tanti “calciatore89”  che mi sono ricreduto.

Già che ci sei, quando fai un account email per il lavoro usa Gmail. È l’unico provider serio gratuito, e un reclutatore che ne sa qualcosa di informatica apprezzerà. Creare un nuovo indirizzo di posta ti prende pochi secondi, e lo puoi collegare al tuo account Google già esistente.

Comments

  1. Cadetto says:

    Indirizzi email tipo cloud o di aziende tipo poste, vanno bene?

    • Stefano says:

      In genere, no. Unica eccezione: hai un lavoro online da freelancer, e usi l’indirizzo email del tuo sito per fare branding.

  2. nomecognome.lavoro@gmail.com può andare bene come indirizzo? Volevo evitare di inserire l’anno di nascita o altre parole perchè mi sembrava poco professionale..

  3. Ciao,
    giusto per condividere un’informazione riguardo a quale provider di posta utilizzare, io mi sono messo a leggere le clausole dei vari contratti (sì, quelli a cui fanno riferimento i vari collegamenti affianco alle caselline da spuntare con la fatidica affermazione “Accetto”) ed ho scoperto che l’unico che pretende di avere il diritto di analizzare tutta la posta è gmail. In gergo credo si chiamino “clausole vessatorie”, ovvero clausole per cui rinunci a tuoi diritti fondamentali.
    E sai perché vogliono analizzare la posta? Per poter mandare pubblicità mirata.
    Io considero la pubblicità al pari di uno stupro: qualcuno vuole entrarti in testa ad ogni costo e manipolarti…la pubblicità è violenza legalizzata, altro che anima del commercio….Ma sto divagando.
    Grazie per i tuoi articoli.

    • Gmail è l’unico provider serio che consiglio, perché non esiste altro al suo livello gratis. Se vuoi farti il tuo indirizzo personale, Tophost costa poco e per quello che ti serve va bene. Se sei contro la pubblicità, allora non dovresti nemmeno inviare il curriculum: anche quella è una forma di promozione.

  4. Ciao a tutti
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